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Paragrafo 1 . Progressi e limiti dell'agricoltura .

     
Contemporaneamente all'affermazione del dominio mongolo in Asia, e  in
parte  ad  essa  collegato, lo sviluppo economico  europeo  arriv  al
culmine.
     In  agricoltura  la diffusione delle innovazioni  introdotte  nei
secoli  precedenti  -  come  la  rotazione  triennale,  l'adozione  di
un'attrezzatura    pi   efficiente   per   l'aratura,    l'incremento
dell'allevamento   del   bestiame   ed   una   conseguente    maggiore
disponibilit di concime -, fece crescere il rendimento dei terreni  e
delle sementi.
     Contemporaneamente  si verific un notevole aumento  degli  spazi
coltivabili,  che  furono  conquistati  al  mare,  alle   paludi,   ma
soprattutto realizzati sui territori strappati con la forza agli slavi
(vedi capitolo Quattro, paragrafo 5).
     L'insieme  di  questi  fattori  determin  un  incremento   della
produzione agricola che favor la scomparsa dal nostro continente, per
circa  un  secolo, delle carestie, che, abbattutesi come  un  flagello
nell'Alto  Medioevo,  si  erano ripetute anche  nei  secoli  seguenti,
nonostante i progressi nel frattempo realizzatisi.
     Le   crisi   alimentari,   quando   si   verificarono,   rimasero
circoscritte  ad  alcune  regioni, e vennero combattute  efficacemente
grazie ai rifornimenti di grano, proveniente soprattutto dai territori
colonizzati dell'Europa orientale.
     Nonostante  questi  incoraggianti segnali,  l'agricoltura  basso-
medievale    restava    un'agricoltura   di    sussistenza,    fondata
prevalentemente sul continuo dissodamento di nuovi terreni. Nel  corso
della  seconda  met  del  secolo,  per,  la  conquista  degli  spazi
coltivabili  pervenne ai suoi limiti estremi, arrivando a  coinvolgere
terreni sempre meno fertili. L'espansione produttiva raggiunse cos il
suo  punto  massimo,  proprio quando doveva  sfamare  una  popolazione
ancora  in  crescita. Il prezzo del grano, sottoposto alle sempre  pi
pressanti richieste del mercato, cominci a salire vertiginosamente. I
signori  laici ed ecclesiastici, per arginare il danno che  ne  poteva
loro  derivare,  disdirono  in  molti casi  i  rapporti  basati  sulla
consuetudine che li legava da secoli ai loro contadini, pretendendo di
rinnovare  ogni  anno  un contratto con canoni variabili  in  base  al
prezzo del grano e pagabili in denaro.
     Contemporaneamente   cominci   a   diminuire   l'interesse    ad
introdurre  miglioramenti per aumentare la  produzione  da  parte  dei
proprietari sia nobili, che impiegavano gran parte dei loro redditi in
spese voluttuarie, sia borghesi,
     
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     che   preferivano  investire  nelle  pi  remunerative   attivit
manifatturiere e mercantili.
     Sottoposti  ad  affitti gravosi, gestori di una  porzione  sempre
pi  piccola  di  terra  a  causa della crescita  demografica,  spesso
indotti  ad indebitarsi con i mercanti e con gli usurai per rifornirsi
di  beni  e  di  attrezzi, i contadini subirono ovunque  un  sensibile
peggioramento delle condizioni di vita: perso il legame stabile con la
terra  e  in  molti  casi  costretti  a  trasformarsi  in  braccianti,
cominciava per loro un lungo processo di "proletarizzazione".
     Nelle  aree  rurali di alcune regioni europee - nei Paesi  Bassi,
in  Provenza,  nella  fascia renana e soprattutto  in  Italia  centro-
settentrionale  -  altre  trasformazioni sociali  vennero  determinate
dalla  politica  espansionistica attuata  dai  comuni.  Nei  territori
conquistati,  infatti,  i  governi  cittadini  imponevano  la  propria
autorit     giudiziaria,    militare    e    fiscale,    sottraendola
all'aristocrazia  feudale,  e,  per  ridimensionare  ulteriormente  il
potere  di quest'ultima, in molti casi emancipavano i contadini  dalla
servit  della gleba. Questo avvenne per esempio a Vercelli (1243),  a
Bologna (1256-1257) e a Firenze (1289-1290).
     L'emancipazione,   per,   non   implicava   necessariamente   un
miglioramento delle condizioni economiche. I contadini infatti,  oltre
a  dover  riscattare l'affrancamento con il versamento di  tributi  in
denaro  o in natura, non acquisivano la propriet delle terre;  queste
restavano ai signori feudali, i quali esigevano il pagamento di canoni
e  continuavano  ad  esercitare una certa influenza economico-sociale,
oppure  erano  acquistate  dai mercanti cittadini,  che  cercavano  di
sfruttare al massimo le risorse umane e naturali, imponendo condizioni
ancora pi pesanti. Al posto degli obblighi non pi dovuti ai signori,
inoltre, subentravano le nuove tasse imposte dai governi comunali.
